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CICLO INFORMATIVO SUL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO E L’INNOVAZIONE DI IMPRESA RIVOLTO ALLE PMI

PROPOSTA di VALE Aps


Il presente documento rappresenta la proposta dell’Associazione VALE Aps per realizzare una iniziativa di animazione economica nel territorio dell’Unione dei Comuni del Reno, Lavino e Samoggia a favore dell'innovazione e dello sviluppo delle imprese.

Conoscenza per l’innovazione economica



L’idea che si propone è di organizzare un ciclo di incontri di natura informativo-formativa, tenuti da esperti di innovazione per le imprese e di trasferimento tecnologico, rivolto agli imprenditori del territorio dell’Unione dei Comuni, per renderli consapevoli di soluzioni innovative che potrebbero essere adottate dalle imprese per ampliare i loro mercati di riferimento o per renderle più competitive in quei mercati in cui sono già presenti. La proposta avrebbe quindi la finalità ultima di generare ricadute concrete sulla comunità territoriale attraverso il rilancio del sistema imprenditoriale e del mondo del lavoro

La proposta si basa due elementi fondamentali:

1.      proporre soluzioni inerenti:

        innovazioni di processo

        innovazioni di prodotto: che siano già brevettate o prototipizzate, pronte quindi per la industrializzazione, evitando di inoltrarsi in percorsi di ricerca applicata, sostanzialmente inutili in quanto richiedenti tempi lunghi e investimenti non alla portata del sistema produttivo locale, concentrandosi invece su conoscenze già sufficientemente elaborate e stabilizzate, pronte per essere sfruttate e inserite nel circuito economico per produrre reddito

2.      articolare il percorso in un primo momento informativo-formativo, in cui gli esperti dei vari settori presentino soluzioni innovative agli imprenditori potenzialmente interessati, con una organizzazione snella, di semplice realizzazione e a costi contenuti, a cui potrà fare seguito un secondo momento esterno al perimetro dell’iniziativa stessa, demandato all’interesse degli imprenditori per l’attivazione di consulenze degli esperti per portare nel mondo delle imprese le soluzioni presentate o altre che potranno scaturire da un incontro operativo fra le aziende e gli esperti stessi. In questo modo si potrà avviare un processo virtuoso di animazione economica territoriale, che potrà portare benefici alla intera comunità, rendendo più forte il posizionamento delle industrie locali sui mercati, con verosimili ricadute positive anche sull’occupazione.

L’ipotesi su ci si basa la proposta è che la presentazione di soluzioni innovative per le imprese potrà avvenire anche in più cicli successivi distribuiti in anni diversi, rendendo l’iniziativa un appuntamento stabile per il territorio dell’Unione dei Comuni ed anche finanziabile con fondi regionali/UE. Infatti la gamma delle possibili soluzioni innovative è potenzialmente molto ampia, quindi coinvolgente ambiti diversi della vita aziendale e settori produttivi differenti.
 

Un’ipotesi di programma per il primo ciclo di incontri



Qui di seguito presentiamo uno schema di possibili incontri su temi di innovazione che potrebbero essere programmati entro i cicli annuali di presentazioni informativo-formative per le imprese, fermo restando che il programma effettivo andrebbe concordato con gli esperti dei vari ambiti:

1.      Valutazione delle potenzialità e delle necessità aziendali

2.      Analisi delle competenze e dell’organizzazione aziendale



3.      Soluzioni organizzative e di processo per l’innovazione aziendale

4.      Introduzione allo sfruttamento e alla tutela della proprietà intellettuale

5.      Ricerca e selezione di tecnologie e prodotti per l’innovazione aziendale

6.      Soluzioni per l’informatizzazione delle imprese

7.      Rivoluzione digitale: Industria 4.0 (produzione industriale automatizzata e interconnessa)

8.      L’impresa e la rete: individuazione di possibili partner industriali

9.      Comunicazione e business

10.   Strategie per l’internazionalizzazione

11.   Circuiti di scambio a compensazione multilaterale



12.   Le competenze per l’innovazione e la competitività.
 

Gli esperti dell’innovazione e del trasferimento tecnologico



I relatori del ciclo di presentazioni andrebbero individuati tra gli esperti di imprese private ed enti come Warrant  Group di Casalecchio di Reno, la Fondazione Democenter-Sipe di Modena parte della Rete regionale dell’Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna, l’Incubatore La Fornace di Asolo, l’Istituto Fraunhofer, filiale di Bolzano, l’Università Bocconi e altri, come ad esempio alcune grandi imprese del territorio locale che potrebbero essere interessate a mettere a disposizione propri esperti come relatori di alcuni incontri.
 

I soggetti da coinvolgere



 Il progetto prevede:



1.      il patrocinio dell’Unione dei Comuni e il suo sostegno fattivo alla Segreteria Organizzativa per il reperimento di contributi e l’organizzazione del percorso

2.      l’intervento degli esperti di trasferimento tecnologico e di innovazione per le imprese



3.      la partecipazione dei referenti delle piccole (e medie) imprese destinatarie dell’azione



4.      il coinvolgimento di un (o più) istituto di credito del territorio, per diffondere l’iniziativa presso le imprese proprie clienti, in base all’opportunità rappresentata dal fatto che intraprendere azioni di innovazione avrebbe come ricaduta finale il miglioramento della salute economica delle aziende interessate. La banca coinvolta sarebbe di conseguenza anche nelle condizioni di verificare in modo diretto e partecipato l’appropriatezza di eventuali progetti di innovazione conseguenti al ciclo di incontri per i quali le aziende sue clienti chiedessero finanziamenti. Il ruolo dell’istituto di credito è essenziale per l’attuazione del progetto dovendo svolgere la funzione di interfaccia con le imprese per veicolare presso di loro l’invito di partecipazione all’iniziativa.

5.      il coinvolgimento di una Fondazione locale per ottenere parte dei contributi necessari al progetto



6.      l’eventuale sponsorizzazione di alcune imprese del territorio che fossero interessate a partecipare con esperti e/o a sostenere l’iniziativa a vantaggio per esempio di aziende loro fornitrici

7.      la creazione di una Segreteria Organizzativa che:

        contatti gli esperti di innovazione



        metta a punto con loro il programma del percorso



        acquisisca la disponibilità a partecipare da parte dei referenti delle piccole (e medie imprese) destinatarie dell’iniziativa



        individui – con l’aiuto dell’Unione dei Comuni – l’istituto di credito con cui collaborare e altre fonti di finanziamento (es. Fondazioni bancarie, bandi pubblici, etc.)

        verifichi la possibilità di partecipazione / sponsorizzazione di Fondazioni e imprese del territorio che fossero interessate a sostenere l’iniziativa.


 

La sostenibilità dell’iniziativa



I costi potrebbero essere coperti in parte da una sponsorizzazione (investimento) dell’istituto creditizio che accettasse di promuovere il progetto, nonché da parte di quelle grandi imprese del territorio che fossero interessate a sostenerlo. A queste fonti di finanziamento potrebbe aggiungersi contributi richiedibili ad una Fondazione bancaria e alla RER in risposta ad eventuali bandi regionali. Eventuali contributi da parte dell’Unione dei Comuni sarebbero naturalmente altrettanto importanti, a titolo di sostegno di una politica attiva per l’economia territoriale.



Circa gli importi relativi ai costi e alle entrate è possibile formulare alcuni scenari alternativi:

1.      di per sé il progetto mette a disposizione una vetrina agli esperti che illustrano le possibili modalità di innovazione offrendosi come consulenti alle imprese ed offre al contempo un servizio utile alle imprese stesse. Seguendo questa logica si potrebbe prevedere una partecipazione gratuita all’iniziativa sia degli esperti sia dei referenti aziendali

2.      l’ipotesi intermedia prevede un compenso per i soli esperti, finalizzato ad assicurarne la presenza e la qualità degli interventi



3.      l’ipotesi più realistica prevede un compenso sia per gli esperti sia per i referenti aziendali (in ipotesi riservato ai primi 10/12 referenti che si iscrivessero al ciclo di incontri) per ovviare ad un problema non secondario che iniziative di questo genere possono incontrare ovvero la indisponibilità delle imprese a mandare referenti dovendoli distogliere dal loro lavoro ordinario. Essendo il target composto in prevalenza di piccole e piccolissime imprese, un gettone di presenza di importo limitato sarebbe opportuno per assicurare l’adesione aziendale al progetto, come illustrato nella seguente tabella: 



 


Il coinvolgimento del sistema economico locale nella promozione della Conoscenza

Basandosi sul presupposto dell’utilità della iniziativa per l’apparato imprenditoriale (nonché in ultima analisi per i lavoratori), si può ipotizzare che grazie ad essa si possa aprire un “passaggio a Nord-Ovest” per il coinvolgimento del mondo produttivo locale a favore del sostegno economico anche del più ampio progetto sulla conoscenza che il Comune di Casalecchio e l’Istituzione Casalecchio delle Culture stanno portando avanti.

Non è escluso che attraverso questa via si possa manifestare un interesse da parte di aziende e di istituti di credito locali a partecipare alla creazione della prefigurata Fondazione di Partecipazione, che in tal modo potrebbe contare su risorse effettive per divenire realmente operativa sul medio e lungo periodo, offrendo ricadute interessanti per tutta la cittadinanza nonché per l’istituzione promovente.


 

PROGETTO DI EMPORIO ALIMENTARE PER LE PERSONE INDIGENTI DEL TERRITORIO DELL’UNIONE DEI COMUNI DEL RENO, DEL LAVINO E DEL SAMOGGIA

A cura di Francesco Zardon – APS Vale

 

La prima fase del progetto di distribuzione di generi alimentari alle famiglie indigenti di Casalecchio di Reno, nato nel novembre 2010 su sollecitazione della Municipalità, appare conclusa, in considerazione dei limiti originari dell’iniziativa e delle mutate esigenze socio-economiche, che richiedono una modalità di intervento più strutturata e stabile a sostegno della parte più debole della cittadinanza locale.

Su mandato delle Municipalità dell’Unione dei Comuni del Reno, del Lavino e del Samoggia, il Comune di Casalecchio di Reno ha organizzato uno studio preliminare affidato all’APS VALE per individuare gli aspetti di criticità della esperienza locale di distribuzione di generi alimentari nonché per conoscere le caratteristiche di una serie di empori alimentari consolidatisi negli ultimi anni in varie regioni d’Italia, così da trarne spunto per procedere alla progettazione di un analogo emporio al servizio dei Comuni dell’Unione che decidessero di sostenerne la realizzazione.

Il progetto è il risultato di un percorso condiviso realizzato dal Comune di Casalecchio di Reno in collaborazione con le Associazioni Percorsi di Pace, Pubblica Assistenza, Casa Masi e Vale.

La progettazione dell’emporio alimentare corredato dagli altri eventuali servizi accessori si ritiene che debba derivare da un approccio che punti alla coesione sociale piuttosto che al mero soddisfacimento di bisogni alimentari delle persone bisognose. Per questo si intende realizzare una iniziativa che sia il più possibile partecipata dalla comunità territoriale.

Aspetto Proposta
Territorialità dell’iniziativa     In questa prima fase appare realistica l’ipotesi di un’adesione all’iniziativa dei Comuni di Casalecchio di Reno, Sasso Marconi e Zola Predosa, ferma restando l’intenzione originaria di creare un emporio che sia al servizio di tutti i territori dell’Unione comprendendo quindi anche i Comuni di Monte San Pietro e Val Samoggia.
Soggetti coinvolti ed Ente gestore    

Date le caratteristiche dell’emporio che deriverebbe da precedenti iniziative messe in opera delle Associazioni locali, è condivisa l’ipotesi di costituire un ente di secondo livello Onlus (per consentire le donazioni) che comprenda le Associazioni e gli enti del territorio che potranno realizzare l’iniziativa. Il compito di questo ente sarà di fungere da gestore dell’emporio, seguendo un modello adottato da molte realtà simili in varie parti d’Italia.
Tra i soggetti che parteciperanno alla progettazione/realizzazione dell’emporio saranno ricomprese anche le parrocchie e le sedi delle Caritas territoriali.
Le Municipalità dell’Unione daranno il loro patrocinio all’iniziativa, sostenendola in vari modi e facilitandone i rapporti con attori economici locali disposti ad adottare l’iniziativa mediante la messa a disposizione di competenze e di risorse monetarie e materiali necessarie per realizzare il progetto e assicurarne la sostenibilità nel tempo.

A sostegno della progettazione e realizzazione dell’emporio è previsto l’affiancamento di VOLABO, il Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Bologna, che negli ultimi anni ha acquisito una competenza specifica in merito, grazie alla sua partecipazione alla realizzazione di tre empori per la città di Bologna, in collaborazione con il Comune e altri soggetti.
Analoga collaborazione potrà essere instaurata con l’ente gestore degli empori solidali di Bologna, l’Associazione Emporio Bologna Pane e Solidarietà Onlus.
Sembra opportuno dedicare attenzione anche all’individuazione di un Istituto di Credito locale che potrebbe fungere da supporto per la raccolta fondi nonché come possibile donatore.

Modello di iniziativa La proposta è di procedere alla realizzazione di un emporio che fornisca beni alimentari e di cura della persona e della casa, a cui potranno essere successivamente affiancati altri servizi di varia natura, seguendo l’orientamento ampiamente diffuso in altri empori consolidati presenti in varie regioni d’Italia.
La costituzione iniziale dell’emporio può fungere infatti da base su cui innestare in prospettiva una serie di servizi finalizzati alla presa in carico delle famiglie e delle persone beneficiarie per avviare percorsi di autonomia volti al loro reinserimento socio-economico. 
I servizi potrebbero comunque essere organizzati:
•    secondo una logica “on demand”, con servizi non necessariamente collegati tra loro
•    secondo una logica che punti espressamente a un reinserimento socio-economico dei beneficiari, con servizi integrati tra loro.
Tipo di emporio     La formula dell’Emporio consente ai clienti di scegliere i prodotti da acquistare, differenziandosi in modo significativo dall’offerta ai cittadini di sportine con prodotti preselezionati dagli operatori.
Il tipo di emporio ipotizzato riprende la formula dei supermercati tipo “discount alimentare”, con scaffalature aperte e prodotti suddivisi per categoria merceologica e modalità di rifornimento self-service. 
I beni offerti dall’emporio comprenderebbero:
•    alimentari, freschi e confezionati
•    prodotti per la cura della persona 
•    prodotti per l’igiene degli ambienti di vita.
L’apertura potrebbe essere di quattro o cinque volte alla settimana (mattina o pomeriggio). 
Spazi e logistica E’ fondamentale la disponibilità di locali attrezzati per lo stoccaggio e il mantenimento (catena del fresco) dei beni, che sia posizionato vicino o integrato al punto di distribuzione, in modo da ridurre al minimo lo spostamento delle merci.
 
Beneficiari I beneficiari potranno essere sia famiglie sia singole persone in condizioni di disagio socio-economico.
Si valuterà se riservare l’iniziativa a persone  disoccupate o estenderla anche ai “working poors”, lavoratori che non guadagnano a sufficienza per mantenere se stessi o le proprie famiglie.
Si ritiene comunque opportuno che lo status di beneficiario sia rilasciato dai Servizi Sociali territoriali (già unificati a livello di distretto) in seguito ad una valutazione basata sull’ISEE.
I cittadini potranno avere un primo contatto con le procedure di accesso all’emporio alimentare attraverso punti di ascolto che potranno essere posizionati anche esternamente agli uffici dei Servizi Sociali, come ad es. presso l’emporio stesso, o presso le parrocchie o altri enti/associazioni del territorio.
E’ essenziale la creazione di un database unico con i dati dei beneficiari.
La carta a punti

Per acquistare i prodotti dell’emporio si propone il metodo generalmente adottato della carta a punti rilasciabile ai beneficiari:
•    a scadenza periodica (da definire)
•    rinnovabile
•    ricaricabile in base alle condizioni economiche e al numero di componenti della famiglia.
I beneficiari potranno acquistare i prodotti (e i servizi) dell’emporio in base ai punti caricati periodicamente sulla carta, che saranno scalati ad ogni acquisto.

I punti della carta  Si propone l’idea innovativa di ricaricare la carta anche con punti guadagnati a fronte di servizi di pubblica utilità resi dai beneficiari stessi, in modo da svincolare l’iniziativa dal concetto di mera assistenza.
In questo modo gli utenti dell’emporio avranno una prima opportunità di reinserimento socio-economico attivo, che potrebbe anche veicolare percorsi formativi professionalizzanti. 
L’accesso ai servizi dell’emporio dovrà essere commisurato anche agli altri eventuali benefit ricevuti dai beneficiari (sgravi, contributi, affitti agevolati etc.).
 
I prodotti dell’emporio     L’emporio offrirà una serie di prodotti abbastanza ampia includente:
1. prodotti alimentari: 
    •    freschi: frutta e verdura 
    •    confezionati: 
        –    a breve scadenza: latticini, e altri che richiedono la capacità di essere mantenuti in refrigeratori / congelatori 
        –    a lunga scadenza, conservati a temperatura ambiente 
2.    per la cura della persona 
3.    per l’igiene delle abitazioni 
4.    eventualmente altri tipi di beni: cancelleria, giocattoli, abiti. 
I fornitori dell’emporio Sarà necessario costituire una rete di donatori e di fornitori di beni che sia sufficientemente ampia per rifornire continuativamente l’emporio con i beni da distribuire. 
In generale l’approvvigionamento dovrà essere garantito:  
1.    dai canali di raccolta di eccedenze alimentari fresche (vegetali) come ad esempio il Banco Alimentare 
2.    dal canale di distribuzione dei prodotti trasformati impiegando prodotti ritirati dal mercato, acquistati con fondi statali e poi distribuiti, Si tratta di enti che per divenire raccoglitori e distributori del trasformato rispondono ai bandi di AGEA (Ministero del Lavoro) 
3.    dalla donazione di aziende alimentari e non alimentari 
4.    dall’acquisto di prodotti altrimenti non disponibili.
Dovranno quindi essere individuati donatori e fornitori da reperire anche tra le aziende private e anche su base commerciale, ad es. mediante sponsorizzazioni o modalità evolute di rapporto come il marketing sociale.
Alcuni di questi saranno naturalmente donatori già acquisiti dalle iniziative di distribuzione di cibo attive nei territori comunali coinvolgibili.
 
Il personale L’emporio potrà impiegare operatori in prevalenza volontari, con l’eventuale presenza di qualche figura remunerata, non necessariamente dipendente.
Il personale dovrà essere motivato, formato e supervisionato. 
 
Fondi e risorse Le modalità adottabili per mantenere l’iniziativa sono molteplici: 
1.    donazioni di tempo e di competenze da parte dei volontari  
2.    donazione di prodotti 
3.    donazioni monetarie 
4.    sponsorizzazioni 
5.    acquisizione di aziende solidali tramite il marketing sociale 
6.    fund raising: le attività di fund raising consistono, oltre che nella ricerca di donazioni e sponsorizzazioni, nell’acquisizione di finanziamenti da fondazioni locali e nazionali, da campagne di raccolta fondi mediante vari generi di pubblicizzazione dell’iniziativa, da eventuali campagne di crowdfunding tramite apposite piattaforme on line  
7.    donazione di una spesa, effettuabile online attraverso il sito dell’emporio 
8.    adozione di una famiglia o di una persona 
9.    adozione di uno scaffale (da parte di aziende), da rifornire costantemente 
10.    raccolte alimentari 
11.    5 x 1000 
12.    diffusione dell'appello alla donazione 
Sito Internet    

La creazione di un sito Internet dell’emporio risulta opportuna oltre che per pubblicizzare e far conoscere l’iniziativa, anche per consentire donazioni dirette monetarie o donazioni di spese e adozioni di famiglie, come già ampiamente sperimentato da altri empori italiani.

   

 

 

 

DEMOCRAZIA A SOGGETTO

RACCONTO DI UN ESPERIMENTO RIUSCITO

La sera del 12 maggio 2016 alcune persone sono uscite di casa per andare ad assistere ad uno spettacolo che aveva come tema la democrazia. Sono certo, poiché facevo parte del gruppo indicato, che l’aspettativa era quella di riflettere su tematiche diciamo così tradizionali, come il rapporto tra i poteri, l’importanza del popolo e il voto. In realtà è stato molto di più. Il prof. Nigro, infatti, mentre ci esponeva le difficoltà della democrazia, ha dimostrato come queste esistano per ogni tipo di decisione presa in un contesto plurale.

L’esperimento era il seguente: 5 amici devono decidere in quale ristorante andare a mangiare. I ristoranti sono tre: A, B e C. Su ognuno i ragazzi potevano esprimere un giudizio: Preferito, Accettabile e Sgradito. Si è reso evidente subito come ci fosse una stasi nella decisione perché qualsiasi ristorante si fosse scelto avrebbe scontentato qualcuno, tuttavia bisognava prendere una decisione.

La riflessione inevitabilmente era da porsi sul metodo: quale la via migliore per arrivare ad una soluzione?

Il metodo non poteva essere condotto su base soggettiva, cioè facendo leva sull’emotività di un partecipante, il carisma di un leader o tecniche di convincimento. Era necessario trovare un metodo oggettivo ed imparziale nei confronti di tutti. 

Il primo tentativo è stato quello di confrontare i ristoranti a coppie, ma senza uscire dall’impasse. Un secondo tentativo è stato quello di assegnare a ciascuna preferenza un punteggio: in un primo caso la situazione rimaneva invariata, con l’utilizzo invece anche dei numeri negativi finalmente si identificava una possibile scelta.

La dinamica appena descritta ha portato sia il pubblico sia i partecipanti all’esperimento a chiedersi quanto il metodo condizioni una scelta e quanto questo sia legato ad una dimensione ideologica. Il modo in cui votiamo è più importante di cosa votiamo? Possiamo immaginare una legge elettorale di sinistra ed una di destra?

Queste domande vanno a confluire in una più grande che le raggruppa tutte: possiamo porre un metodo oggettivo alle nostre decisioni? Si tratta di una domanda molto complessa che sfiora, tra l’altro, un argomento troppo vasto per essere trattato in questa sede, come quello della correttezza o meno di una decisione.

Se la seconda questione, nonostante i fiumi d’inchiostro di filosofi e non solo, rimane a tutt’oggi aperta, la prima potrebbe trovare una risposta, facendo riferimento alle teorie utilitaristiche che mirano alla soluzione del caso concreto, evitando l’universalizzazione di una decisione. In questo modo sia il metodo che la decisione devono essere orientati al fine perseguito in una determinata situazione.

 L’esempio è proprio quello dei 5 amici che devono scegliere in quale ristorante andare, se l’obbiettivo dato è questo, bisognerà trovare il ristorante che risulta sgradito al minor numero di persone.

Al termine della serata ci si è resi conto di come forse la parte teatrale sia stata un po’ soffocata rispetto alle intenzioni degli organizzatori, ma ognuno dei presenti è uscito più consapevole della bellezza e della complessità di uno strumento come quella della democrazia. 

Leonardo Pasqui

Locandina dello spettacolo del 12 maggio

DEMOCRAZIA A SOGGETTO

VALE e il Role Playing sulla democrazia al centro culturale CostArena

Giorgio Nigro - DisegnoGiovedì 12 maggio alle ore 21 è in programma, presso il Centro culturale CostArena (Via Azzo Gardino 48) una performance “quasi teatrale” alla cui realizzazione hanno collaborato alcuni soci di VALE.

Questa iniziativa rientra nel quadro di attività volte a sensibilizzare in particolare i giovani alla cultura politica, cioè a mettere in evidenza che la politica è una dimensione ineliminabile dell’agire sociale e non implica necessariamente l’adesione a qualche partito o a qualche movimento.

La performance consiste in un gruppo di 5 attori che prende una semplice decisione operativa adottando la regola democratica.

Si tratta di una recita a soggetto: il canovaccio è costituito dalle preferenze con cui ogni attore ordina le alternative disponibili. La dinamica tra i ruoli (*) è moderata da un trainer che ha il compito di mantenere le discussioni all’interno del tema trattato e di rimuovere eventuali “impasse”.

Prima di iniziare a discutere della decisione in oggetto, il trainer sottoporrà agli attori qualche domanda “di riscaldamento” per chiarire cosa essi intendano per “democratico”.

Tra le finalità dell'iniziativa rientra anche quella di riflettere sulle implicazioni concrete e sulle eventuali difficoltà nell’applicare il metodo democratico, nonché sulle variegate e profonde ambiguità delle decisioni “democratiche”.

Gli “spettatori” possono partecipare attivamente allo spettacolo: i loro eventuali interventi vengono moderati dal trainer.

La tecnica praticata per realizzare l'iniziativa richiama quella dei focus group:

  • incontro di un numero ristretto di persone con un trainer
  • discussione di un argomento al fine di “catturare” la “cultura” (**) del gruppo

__________________

(*)      Questa dinamica sociale viene denominata “role playing”.

(**)    Per “cultura” s'intende l'insieme di conoscenze, di interpretazioni, di opinioni e di valori di un gruppo di persone.

Un mondo nuovo a portata di mano

Ho ricevuto la recensione di un bel libro redatto da Andrea Di Furia, nostro carissimo socio, e da Valerio Bianchi. Penso di fare cosa gradita a tutti nel farvela conoscere. 

Copertina - Nuovo Mondo

 Un mondo nuovo a portata di mano

 Dialoghi di risveglio sociale

 Ed. CambiaMenti, 102 pagg., 15 euro –  di Valerio Bianchi e Andrea di Furia

 

La storia la si “beve” d’un fiato e brevi appendici conoscitive approfondiscono gli argomenti trattati.

Siamo nel 2034 e assistiamo al risveglio di Giovanni, in coma dal 2014 per un incidente in moto. In 20 anni è cambiato il mondo che conosceva e lo scopriamo assieme a lui nei vari dialoghi con infermiere, dottori, e amici – che lo vanno a ritrovare alla “Casa dei risvegli”- in cui si affrontano temi come lavoro, Equitalia, import/export, pensioni (ecc.) che risultano notevolmente cambiati… in quanto è cambiato il punto di vista usuale con l’introduzione di uno strumento che prima di essere tale è anche un diverso atteggiamento culturale verso le problematiche accennate.

Per affrontare il tema di un possibile reddito “non da lavoro”, gli autori ci portano direttamente a “vederlo” in concreto attraverso gli occhi stupiti di Giovanni, che rammenta i dibattiti astratti che si limitavano a chiacchierare emotivamente sul tema, ma senza affrontarlo da un punto di vista sociale coscienteme.

Oggi, ad esempio, va di moda il termine “reddito di cittadinanza” – uno dei 9 tipi di reddito “non da lavoro” come si vedrà – ma dietro questo concetto astratto il contenuto concreto è magari quello di mero “reddito di sopravvivenza” o di “reddito di beneficenza”. Ma a seconda del “soggetto concreto” individuato dalla singola tipologia di “reddito non da lavoro” derivano conseguenze notevolmente diverse per il singolo, il gruppo o la specifica iniziativa cui si rivolgono.

Anche la nostra società deve, come Giovanni, risvegliarsi da un coma sociale che perdura da oltre due secoli. Per cui, per il nostro futuro, “VALE” assolutamente la pena capire le differenze.

Per ogni copia 1 euro va al Centro Studi per la Ricerca sul Coma di Bologna

www.casadeirisvegli.itwww.amicidiluca.it

Un tributo alla storia ferroviaria in segno di pace e fratellanza tra i popoli….

Promossa da ABC – Appennino Bene Culturale e organizzata in collaborazione con Adriatic Veteran Car Club di Riccione e con Raggruppamento SPA di San Marino insieme a numerose associazioni a carattere locale tra cui VALE, nelle giornate del 26 e 27 settembre 2015 si terrà la seconda edizione di un importante raggruppamento e raduno dinamico sul motorismo storico:

LA COLONNA DELLA DIRETTISSIMA

Colonna della Direttissima

 E' la seconda edizione, di un importante evento a carattere nazionale. Si concretizza in una rievocazione storica con accasermamento (nei pressi dell'abitato di Lagaro) e una nutrita colonna di automezzi militari d'epoca dedicata alla Linea ferroviaria "Direttissima" cordone di collegamento tra Bologna e Firenze che l'anno scorso ha compiuto ottanta anni dalla sua inaugurazione. Il territorio toccato dal tragitto si snoda sui comuni di: Castiglione dei Pepoli, Camugnano, Firenzuola, Grizzana Morandi, Monzuno e San Benedetto Val di Sambro.

La colonna di automezzi di grande valore storico partirà sabato 26 mattina dall'insediamento di Cà di Landino che è stato villaggio degli operai minatori che hanno realizzato la "Grande Galleria dell'Appennino" detta appunto Direttissima, poi in seguito caserma dei tedeschi con depositi di munizioni e carburante ed infine caserma delle truppe Sudafricane inquadrate nell'esertico inglese ed alleate con quelle americane.

Il genio ferroviario militare inglese riattivò la linea ferroviaria subito dopo la chiusurà delle ostilità della seconda guerra mondiale in quanto le truppe tedesche avevano distrutto con un carro ferroviario fatto a erpice gigante tutto il sedime ferroviario della vecchia linea in funzione.

L'ordierna frazione di Cà di Landino si trova nel territorio comunale di Castiglione dei Pepoli ed è raggiungibile dall'uscita autostradale di Pian del Voglio sulla A1 detta "Autostrada del Sole". Tutto il percorso della Colonna si snoda attorno alla linea ferroviaria Direttissima nel punto di massimo combattimento della Linea Gotica quando le truppe alleate risalivano l'appennino fiorentino e liberavano la città di Bologna nell'aprile del 1945.

L'itinerario toccherà il cimitero militare germanico del passo della Futa, Il museo della seconda guerra mondiale di Bruscoli in comune di Firenzuola, il parco di Montesole con le trincee ricreate nel contesto della Scuola di Pace ed infine il Museo Guidotti di Castiglione dei Pepoli inaugurato l'anno scorso con una sale espositiva interamente dedicata alle truppe sudafricane presenti su questo territorio dall'autunno del 1944 alla primavera del 1945. Alla manifestazione prenderanno parte anche veicoli e motocicli civili dello stesso periodo storico e le soprese non finiranno solo con il cuore della manifestazione in quanto a cornice verranno toccate le tematiche: aeronautica militare, modellismo, numismatica e filatelia con momenti cultulari incentrati su audiovisivi e documenti originali dell'epoca.

 Vi aspettiamo numerosi a questa due giorni, unica sul panorama nazionale, che ci permetterà di trascorrere insieme sui crinali dell'Appennino Tosco Emiliano un viaggio a ritroso nella storia, sempre con il massimo rispetto dei valori e delle tristi testimonianze dei monumenti innalzati per ricordare e tramandare la memoria di quel cruento periodo. 

 

ABC – Appennino Bene Culturale

L’impresa che Vale è anche un bene comune

Abbiamo bisogno di restituire all’impresa la sua antica dignità

Stefano ZamagniStefano Zamagni, preside della Facoltà di economia di Bologna, centra il punto. Interrogato – in occasione dell’incontro organizzato un paio di settimane fa a Casalecchio da VALE – sull’evoluzione del rapporto tra impresa e bene comune, si lancia in un lungo excursus storico che parte dall’economista irlandese Richard Cantillon e tocca, tra gli altri, Adriano Olivetti, la famiglia Michelin e Bill Gates.
Un excursus che ruota, soprattutto, sulla comparazione tra il “modello statunitense” e quello “europeo”. Due modi diversi di concepire l’impresa e il suo rapporto con la comunità. La “tesi della separazione” nel primo caso, quella della “congiunzione” nel secondo. Punti di vista teoricamente diversi che, col tempo, hanno finito per mescolarsi. «A partire dagli anni ’60 la concezione del “fare impresa” americane è arrivata anche in Europa». Un’operazione di «traslazione» del modello USA sul Vecchio continente. Dove vigeva, però, una matrice culturale completamente diversa.

Ma andiamo con ordine. «La concezione americana – spiega Zamagni – è basata sulla tesi della separazione, molto ben resa dalla massima “business is business, gift is gift”». Gli affari sono affari, le donazioni sono donazioni. Quando si parla di massimizzare l’efficienza e aumentare la produttività, in altre parole, non si guarda in faccia a nessuno. «Se c’è da sfruttare i dipendenti, si fa». Il ché, continua il preside universitario, ha portato molti a descrivere gli imprenditori americani come “egoisti”. Niente di più falso: «Sono più generosi dei nostri». Altrimenti non si spiegherebbe – solo per fare un esempio – il Giving Pledge, il fondo lanciato cinque anni fa da Bill Gates per scopi di utilità sociale. Ad oggi sarebbero circa 137, secondo la CNBC, i multimiliardari che avrebbero accettato di destinarvi il 50% del proprio patrimonio. «La filantropia – spiega Zamagni – è un’invenzione americana». Negli USA è la normalità: «Un imprenditore, anche di media dimensione, che non fa beneficienze viene segnato a vita, e i giornalisti lo prendono in giro».

Una tradizione, insomma, che è esattamente il contrario rispetto a quella nostrana. «In Europa Continentale l’impresa ha sempre cercato di unirsi al proprio territorio e alla propria comunità. L’imprenditore italiano non si è mai concepito come separato: la matrice culturale non lo ha permesso». Negli anni ’60, però, il successo americano ha letteralmente abbagliato, portando tanti a trapiantare il modello americano qui, provocando disastri. Il risultato, continua Zamagni, è che molti imprenditori oggi pensano solo alla loro azienda, non considerando di loro competenza il bene comune. Ecco qual è oggi il problema del nostro paese: la nostra antica tradizione ci è stata sradicata.
In tutto questo, l’ironia del destino vuole che negli ultimi anni, sull’onda della crisi economica, gli americani stiano «tornando indietro», arrivando cioè al modello europeo. «Noi italiano non ce ne siamo accorti, e continuiamo a copiare il modello americano, obsoleto».

Da qui, la necessità di «recuperare la nostra tradizione». «Abbiamo bisogno di restituire all’impresa la sua antica dignità. Perché Il vero nemico dell’imprenditore è il redditiero. I redditieri sono i Bischeri di oggi», spiega Zamagni ricordando un aneddoto sulla costruzione del duomo fiorentino. «Sono quelli che fanno le speculazioni finanziarie, sono gli speculatori edilizi. Gli imprenditori veri devono allearsi per mandarli via, come hanno fatto i fiorentini 700 anni fa».

A riprova della bontà del “nuovo” ruolo che l’imprenditore deve assumere, Zamagni cita Giorgio Squinzi. Poco più tardi di un mese fa, infatti, il presidente di Confindustria è intervenuto al convegno “Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un'economia più umana. Persona industria e sviluppo industriale”, svoltosi a Roma presso la sede dell'Unesco. «La figura dell’imprenditore – spiegava Squinzi nel suo discorso sui grandi valori – deve oggi caratterizzarsi per una sempre maggiore tensione etica e sensibilità sociale e impegnarsi per riassumere in sé tutte le capacità che consentano di affrontare e dominare orizzonti e sfide sempre più complesse. L’imprenditore deve partecipare da protagonista alla vita pubblica e portare il proprio contributo di idee ed esperienze alla società civile». Parole che per Zamagni testimonierebbero un vero e proprio cambio di rotta. «Questa è una novità assoluta, mai prima d’ora Confindustria aveva detto una cosa del genere».

Ecco perché – conclude l’economista – «sarebbe degno se gli imprenditori e gli altri soggetti di questo territorio facessero un balzo in avanti per intercettare quello che ormai non è più qualcosa di astratto. Ancora una volta Bologna potrebbe rappresentare un modello».

Incontro a Casalecchio: L’impresa che Vale è anche un bene comune

Incontro-Impresa-Vale-Bene-ComuneUn vero e proprio successo di pubblico. La sala, decine e decine di posti a sedere, è praticamente piena. Ad assistere all’incontro organizzato dall’associazione VALE presso la Casa della Conoscenza di Casalecchio, sono venuti veramente in tanti. Una riprova del vivo interesse che un argomento come questo è capace di suscitare in tempi di crisi economica ed occupazione.
Si parla di “valore sociale dell’impresa come bene comune”, e lo si fa con ospiti molto autorevoli. Dal professor Stefano Zamagni, professore ordinario presso il Dipartimento di scienze economiche dell’Unibo, a Bruno Lamborghini, docente industriale e fondatore dell’archivio storico Olivetti. Passando, tra gli altri, dal ricercatore sociale Maurizio Di Natale, da Maurizio Mazzieri, Toyota Material Handling Italia, e dal presidente della nostra associazione, Fabio Malpezzi.
Un palco particolarmente nutrito, insomma, nel tentativo di proporre un ragionamento condiviso sul ruolo sociale delle imprese, sulle loro strategie organizzative e, più in generale, sulla filosofia del rapporto tra lavoro e aziende. Un dibattito particolarmente complicato e delicato, teso a «verificare le condizioni che possano mettere in rete sinergica le forze imprenditoriali, la società civile e la pubblica amministrazione per rigenerare occupazione e attività economiche, trasformando la situazione attuale in opportunità di risanamento sul territorio». Una sorta di “inno all’imprenditorialità responsabile”, che passa dal significato dei valori del lavoro proposto da Di Natale, dal principi dell’«utopia concreta» di Adriano Olivetti – ricordati da Lamborghini – e dalla comparazione tra il modello americano e quello europeo, avanzata da  Zamagni. Proprio da quest’ultimo arriva un appello al recupero della «nostra tradizione d’impresa come bene comune», offuscata da un inseguimento allo stile U.S.A. – dominato dalla separazione tra “Business” e “Gift”, tra affari e “ritorno sociale” – considerato, peraltro, ormai «obsoleto».
Un ragionamento condiviso che, però, non può prescindere dai dati. A fotografare la situazione economica ed imprenditoriale del territorio bolognese sono chiamati il sindaco di Casalecchio, Massimo Bosso, e soprattutto il suo Assessore al Welfare e lavoro, Massimo Masetti. Il quale, da parte sua pone l’accento sul saldo positivo dell’anno 2014, chiusosi con 119 nuove imprese – pari ad un tasso di crescita di 0,12, spia di una piccola inversione di tendenza rispetto agli anni passati. Inversione che sembrerebbe trovare riscontro anche nei dati occupazionali, che testimoniano un differenza positiva tra avviamenti e cessazioni. Nel 2014, infatti, è stato registrato un timido +4,1%, a fronte del -2,9% dell’anno precedente. Dati, quindi, sostanzialmente positivi – almeno ad una prima lettura. Ma sui quali Masetti mette comunque in guardia, sottolineando la necessità di andare ad indagare sulla qualità di questo nuovo lavoro. Anche perché il confronto tra il primo bimestre di quest’anno e gennaio-febbraio 2014 riserva una sorpresa amara. Fotografando sì un aumento dei contratti a tempo indeterminato, ma anche una diminuzione (del 5,7%) del saldo tra nuovi posti di lavoro e cessazioni.
Ma l’appuntamento si trasforma anche in un’occasione per presentare ufficialmente due dei progetti che impegneranno VALE nei prossimi mesi. Da una parte, la partecipazione al concorso “La Buona Vernice”, lanciato da Renner Italia per premiare una decina di organizzazioni no-profit impegnate sul territorio bolognese e interessate alla solidarietà, ai sevizi di assistenza, alla promozione della cultura, all’incentivazione alla pratica sportiva tra i giovani. Un concorso a cui VALE prende parte con il “progetto Salvemini”, focalizzato sulla «creazione di un ecosistema nel quale far crescere le nuove imprese e i nuovi imprenditori del territorio locale e quello scolastico con l’obiettivo primario di diffondere il valore della cultura d’impresa».  L’iniziativa – che vede coinvolto l’Istituto tecnico Gaetano Salvemini di Casalecchio, presente in forze al convegno – si propone come un mix di supporto ai progetti scolastici, eventi culturali e sessioni formative erogate da soci e collaboratori dell’associazione presso la sede dell’Istituto.
Dall’altra, il bando “Un progetto che VALE”, il bando lanciato dall’associazione per raccogliere «progetti finalizzati al confronto e al dialogo tra realtà diverse sul territorio, volti a favorire lo sviluppo del tessuto produttivo del e nel territorio». Un’iniziativa che, tra le altre cose, mira – proprio come il convegno di questa mattina – a mettere in rete il mondo dell’associazionismo e del volontariato locale con le imprese e la pubblica amministrazione per «l’emersione di una comunità concreta e organizzata». 

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I Valori Olivettiani

Olivetti

1.Visione del futuro 

Progettare il futuro non subirlo,  non ancorarsi all’esistente che oggi può sparire overnight 

Non limitarsi all’oggi, ma guardare avanti in modo continuativo, quasi ossessivo, cercando di capire dove vanno i mercati, la domanda,  la tecnologia prima di altri

Avere, come Adriano Olivetti, una  curiosità insaziabile di capire attraverso i settori,attraverso le tecnologie, attraverso le culture, viaggiando, imparando sempre da quanto avviene intorno, con ottica interdisciplinare

 

2.Intelligenza che innova

Avere la capacità di utilizzare le risorse strategiche rappresentate dalla conoscenza, dal know how, dalla creatività delle persone all’interno dell’azienda (competenze e conoscenze spesso ignorate o scarsamente condivise)  e nell’ecosistema di partners, fornitori, clienti, filiere.

L’innovazione posta al centro dello sviluppo, la conoscenza intelligente e condivisa con tutti che genera creatività e innovazione in modo continuativo.

E’ l’innovazione che crea sviluppo; non basta aumentare la produttività senza innovazione; si crea maggiore efficienza ma non vero sviluppo.

 

3.Ricerca e libertà creativa

Ricerca  aperta, di scambio e di partecipazione (non più intramuros), con laboratori universitari a livello mondiale con l’aiuto delle reti internet

Dare spazio alla libertà di pensare e creare da parte di tutti, divenendo una comunità di pratica all’interno e con tutti gli stakeholders per la condivisione di conoscenze.

Nella Società della Conoscenza, la conoscenza condivisa è la materia prima delle organizzazioni, in forma di Open Innovation, Shared Knowledge,

Amplificare la capacità di utilizzare le risorse strategiche rappresentate dalla conoscenza, dal know how, dalla creatività delle persone  all’interno dell’azienda e nell’ecosistema di partners, fornitori, clienti, filiere.

 

4.Cultura del cambiamento

Non fermarsi  mai ai risultati raggiunti, ma ripartire ogni giorno come fosse il primo.

Mai contare sulle posizioni di rendita che uccidono l’innovazione e portano al fallimento

Diffondere la cultura del cambiamento, l’ansia del cambiamento continuo, anticipare e non subire passivamente il cambiamento che comunque il mercato impone.

Gestire ogni giorno, ogni minuto il cambiamento che è l’unica certezza in un contesto di  incertezza

 

5.Coscienza sociale

L’impresa che pensa ed agisce come monade isolata non ha futuro.

L’esperienza di Adriano Olivetti ha dimostrato chiaramente che coniugare strettamente impegno sociale, partecipazione, etica responsabile con la gestione efficiente dell’impresa non è affatto utopia, ma crea produttività, innovazione, forte competitività e produzione di ricchezza.

Il raggiungimento del bene individuale non può prescindere dalla ricerca del bene comune

Il vero imprenditore conosce molto bene il valore del bene comune rappresentato dal territorio in cui le imprese operano, un fattore decisivo per il successo aziendale.

La partecipazione al bene comune, l’etica comportamentale paga, diviene valore fondamentale dell’ecosistema in cui opera l’impresa.

 

6.Forma, bellezza e tecnologia

La bellezza non è un concetto astratto, è legato all’idea di stile, uno stile che ha sempre caratterizzato la Olivetti, dalla progettazione e design dei prodotti, alle fabbriche, alle case dei dipendenti, alla grafica e comunicazione, alla cultura diffusa tra i dipendenti.

Uno stile da diffondere all’esterno, nel mercato, con i prodotti, con i servizi, con i negozi, con le fiere.

Rendendo la tecnologia una forma da ammirare ed utilizzare con passione ed emozione.

Innovazione tecnologica e bellezza delle idee  e dei prodotti devono vivere assieme

 

7.Apertura sul mondo

Innovazione ed internazionalizzazione sono elementi fortemente integrati, sono due facce della stessa medaglia che richiedono di operare in modo congiunto.

E’ una lezione importante che viene dalla storia olivettiana ed è oggi centrale per le imprese italiane.

Le imprese, se intendono innovare ed essere competitive, devono puntare senza timore ad  una dimensione internazionale, misurandosi continuamente su quanto avviene nei mercati più innovativi e in forte crescita.

Non da multinazionali colonizzatrici ma da partner integrati con i valori e le culture locali

Con una logica olivettiana del think global and act local.

 

Bruno Lamborghini